Il vaso era cilindrico, di un bel vetro lucente. Dall’imbocco sbucava timidamente il bocciolo chiuso di una rosa rossa che si appoggiava sul bordo dorato.
Poche volte quel vaso, al centro del tavolo del soggiorno, conteneva dei fiori. Ma quella volta la rosa era un dono del primo amore.
La ragazza se ne stava ripiegata sul tavolo con il mento adagiato sul dorso delle mani e si addormentò mentre le sue pupille si perdevano nella fiamma dei petali.
Ad un tratto, un raggio di luce trafisse la rosa, dalla quale provenne una voce:
«Le mie spine ti proteggeranno,
la mia corolla preserverà la nostra intimità
e il rosso dei miei petali rimarrà rosso come il mio cuore».
Si risvegliò, frastornata dalle grida di sua madre che entrò nella stanza ansimando: «C’è stato un incidente grave sulla strada qui vicino, stanno cercando di rianimare un ragazzo nell’ambulanza».
La ragazza si mise a fissare terrorizzata la rosa che, in un palpito, sbocciò tingendosi di un rosso sangue cupo.
