Da qualche giorno, si era incuriosita del comportamento di alcuni passanti che si fermavano davanti alla vetrina di un negozio chiuso da anni.
Li osservava dalla finestra del soggiorno: chi visibilmente si emozionava, chi parlava da solo, chi scoppiava a piangere.
Una mattina, vide lì ferma una donna e si precipitò fuori di casa per capire cosa avesse da guardare. Le si avvicinò e notò che sorrideva a qualcuno al di là della vetrina.
Quando le arrivò a pochi passi di distanza, la donna si girò di scatto e, con gli occhi lucidi di commozione, disse: «Qui troverai ciò che stai cercando».
Colta di sorpresa, non reagì. La donna si allontanò. Scrutò oltre il vetro. Vide solo un pallido riflesso del suo volto; si fece coraggio e si avvicinò alla porta.
Si aprì talmente all’improvviso che, senza accorgersene, si trovò dentro il negozio: grande, illuminato a giorno e allestito soltanto con un bancone e scaffali vuoti.
Fu quasi accecata da tanta luce e, poco dopo, non poté credere ai suoi occhi quando notò una bambola che riconobbe subito: era la sua bambola preferita di quando aveva dieci anni.
Nell’istante in cui la prese in mano, l’ambiente si animò di colori e suoni provenienti da file e file di scaffali pieni di giochi. Venne sopraffatta da un desiderio irrefrenabile e iniziò a correre da un giocattolo all’altro, li accarezzò come se fossero tesori; tanta era l’eccitazione che li avrebbe presi tutti, anche se in cuor suo sapeva già che avrebbe scelto la sua bambola speciale.
E in un attimo si ritrovò fuori dalla porta di ingresso del negozio.
D’istinto, si voltò verso la vetrina che ora non le apparve più di un bianco opaco. Oltre, c’era lei da bambina, che la fissava sorridente mentre teneva stretta al petto la sua preziosa bambola di pezza.
